Deficit visivo nei neonati, ospedali Ascoli e S.Benedetto potenziano controlli

 

Ascoli Piceno 15 novembre.- Fino al 70 per cento dei bambini con problemi motori causati da lesioni cerebrali presentano anche un deficit visivo. Nonostante questo, spesso, i controlli della vista avvengono dopo i 3 anni o addirittura in età scolare, mentre sul problema motorio si interviene fin dai primi mesi di vita.

Esistono test specifici che permettono di identificare i problemi visivi fin dai primi giorni dalla nascita ma queste valutazioni sono poco conosciute e solo pochi centri di terzo livello le utilizzano in Italia, prevalentemente al nord. Questo determina viaggi dispendiosi per le famiglie e aumenta l’età in cui si approda alla prima diagnosi.

Nel 2015 la Fondazione Mariani ha sostenuto un progetto nato con l’obiettivo di creare un network italiano per definire e uniformare la metodologia di diagnosi precoce del deficit visivo nei bambini con lesioni cerebrali con l’intento di diffondere queste conoscenze in ogni regione.

Facendo perno sull’attività del Centro Officina dei Sensi (nato per volontà dell’Unione italiana Ciechi e Ipovedenti – sezione di Ascoli Piceno e Fermo), il progetto approda ora nei reparti di Neonatologia, Pediatria e Neuropsichiatria degli ospedali di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto che entrano così nel network nazionale e diventano, primi nelle Marche e tra i primi del centro Italia, punto di riferimento regionale e nuovi centri di collaborazione del Polo Nazionale di Ipovisione.

Il progetto è stato presentato questa mattina, alla presenza del Direttore dell’Area Vasta 5, Cesare Milani, e del sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, durante la conferenza stampa che si è tenuta nella sala riunioni della Direzione Generale dell’ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno e che ha visto l’intervento di Daniela Ricci, Responsabile CeDiRiVi (Centro Riabitazione Visiva), Polo Nazionale di Ipovisione, IAPB (Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità) Italia onlus, Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, Ermanno Ruffini, Direttore Pediatria-Neonatologia Area Vasta 5, Valeria Filippini, Direttore Neuropsichiatria Ospedale Mazzoni, Ascoli Piceno, Luisa Pieragostini, Direttore Pediatria e Neonatologia dell’ospedale di Fermo, Tiziana Capriotti Neopsichiatra Infantile Umee, Mirco Fava, Direttore Centro Officina dei Sensi di Ascoli Piceno e Massimiliamo Brugni, assessore ai Servizi sociali del comune di Ascoli.

“Il protocollo – ha spiegato Mirco Fava – prevede che si svolga, fin dalla terapia intensiva neonatale, la valutazione precoce delle funzioni visive, come già avviene in alcune neonatologie italiane. Creando poi un contatto diretto con i centri di riabilitazione del territorio, i neonati con deficit visivo possono intraprendere un trattamento riabilitativo precoce e mirato che favorisca uno sviluppo armonico delle competenze”.

“Abbiamo accolto con favore il protocollo negli ospedali di Ascoli e San Benedetto – ha detto Cesare Milani –. Riuscire a rilevare nei primi mesi di vita un handicap così grave è molto importante. Ringrazio chi ha proposto il progetto e tutti coloro che ci lavoreranno perché grazie a loro riusciremo a rendere migliore la vita di tanti bambini”.

“Questo progetto avvicinerà le famiglie agli attori sociali e sanitari – ha commentato Marco Fioravanti – e segnerà un punto importante in fatto di prevenzione agendo su due livelli: uno direttamente sulla salute del bambino, l’altro sui costi della sanità”.

“Voglio ricordare – ha spiegato Ermanno Ruffini – che dal 2005 ad Ascoli abbiamo un servizio di follow up dei neonati che rischiano di sviluppare una patologia neurologica o debilitante. In Italia i neonati prematuri sono circa il 7 per cento ma quelli che interessano a noi sono l’1 per cento: cioè i bambini sotto le 32 settimane, neonati che vanno controllati perché negli ultimi anni la sopravvivenza è aumentata, si arriva quasi al 90 per cento, ma il 10 per cento di loro registreranno esiti molto gravi nel tempo. Da qui l’importanza del follow up, che è multidisciplinare. Altro aspetto importante è che tutto deve essere centrato sia sul neonato che sulla famiglia: se non c’è il coinvolgimento della famiglia, il follow up fallisce. ”.

 

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