Omicidio Pamela. A Macerata parte il processo a Oseghale, testimoni ridotti da 58 a 30

Macerata 13 febbraio.- Le persone chiamate a testimoniare sono state ridotte a quasi la metà, cioè da 58 a 30. E’ l’unica notizia che emerge dalla prima udienza del processo a Innocent Oseghale che si è svolta oggi in Corte d’Assise a Macerata. Il nigeriano, arrivato oggi alle 8,30 in tribunale accolto da fischi ed urla, è l’unico imputato per l’omicidio della 18enne romana Pamela Mastropietro, avvenuto il 30 gennaio del 2018. Testimoni a parte – tra i quali vi saranno anche, nelle prossime udienze, due compagni di cella di Oseghale che hanno fornito però versioni contrastanti sui fatti – il processo ha visto solo un gruppo di uomini e donne arrivate da Roma, manifestare davanti ad un Palazzo di giustizia blindato con cartelloni e volantini , chiedere “giustizia “ e poi lanciare in aria dei palloncini bianco, rossi e verdi. Tra loro c’era anche la madre di Pamela, Alessandra Verni che poi si è trovata per la prima volta in aula a pochi metri dal nigeriano accusato di aver violentato e poi ucciso sua figlia. Tutti i manifestanti sono stati poi fatti sgombrare dal questore di Macerata, per evitare tensioni e disordini come quelli accaduti durante l’udienza preliminare. Oseghale si è sempre dichiarato innocente, dichiarando di aver fornito stupefacenti alla 18enne ma non di averla uccisa. Desmond Lucky, l’altro nigeriano che avrebbe ceduto le dosi al suo connazionale, e che avrebbe frequentato l’appartamento di Via Spalato, a Macerata – dove l’imputato viveva – proprio nei giorni “chiave” di fine gennaio 2018, è stato condannato per spaccio di stupefacenti. Ma è uscito dal filone principali delle indagini e non è tra gli imputati per la morte di Pamela.

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